Il trentesimo anno


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La pièce tratta da una novella di Ingeborg Bachmann è una storia di formazione spigolosa e per certi aspetti spiazzante alla quale Sonia Bergamasco, con un’interpretazione notevole, offre la sua sensibilità, la sua intelligenza, il suo sapersi inerpicare sui sentieri difficili del recitarcantandoMaria Grazia Gregori


Se ne sta lì sul palcoscenico del Teatro Franco Parenti. Lei, che, all’apparenza, è minuta e fragile, sembra alta e imponente. Lei è Sonia Bergamasco, ma niente paura, è sempre se stessa: è solo l’altezza del palcoscenico e anche la sua distanza da noi a mostracela così con la complicità di una specie di sgabello sul quale sta seduta e di un lungo abito che lo nasconde. È questa distanza che ci spiazza all’inizio perché siamo abituati a sentirla vicina, in mezzo a noi, a raccontarci le sue storie di donne sognatrici,vendicatrici, inutilmente innamorate che appartengono a lei ma anche a noi. Ma presto ci si rende conto che dando voce e suono (nel senso di phoné proprio come pensava e metteva in pratica uno dei suoi primi maestri, Carmelo Bene), Sonia ha iniziato, mettendo in scena e interpretando Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann, una strada diversa: quella di farsi maschera e megafono di scrittrici al cui mondo offre non solo voce ma anche corpo, pensiero, gesto. E un giorno forse anche sangue, chissà.

Con Il trentesimo anno, novella che dà il titolo a una raccolta di racconti (pubblicata da Adelphi) della scrittrice austriaca, Bergamasco incontra una delle autrici che le sono più care, amata da un’intera generazione di artisti di lingua tedesca. Poetessa e romanziera celeberrima, dalla vita tribolata, morta tragicamente nel falò della sua casa a Roma nel 1973, Bachmann è stata ossessionata dalla lingua, una lingua materna che le appartenesse, che facesse parte della sua storia: parola, certo, ma anche respiro, sensualità, freddezza, spaesamento, mai viscerale ma spesso profondamente disperata nella suo apparente nitore.

La perdita, l’allontanarsi da questa lingua, mettono spesso in crisi l’identità dei suoi personaggi come, per esempio, succede a Nadja, una delle donne protagoniste di Tre sentieri per il lago di professione interprete, ossessionata dal non saper tradurre perché “non sapeva di quale sostanza quella frase fosse fatta in realtà”. E come ancor più succede in un romanzo, uno dei più belli e misteriosi del Novecento, ma anche uno dei più “teatrali” che siano mai stati scritti, quel Malina dove si racconta di una strisciante perdita di identità, di un terzetto misterioso, un grande punto di domanda sulla vita per quello che è e, ancor più, su di una vita immaginaria che ci sta lontano e che sembra non appartenerci.

Le sessualità, la sensualità della Bachmann, la sua lingua splendente perfino nella traduzione, sono come esaltate in Il trentesimo anno che racconta le inquietudini, le speranze, le difficoltà, l’accidia, l’egoismo, l’incapacità di amare di un ragazzo che, giunto al suo trentesimo anno di vita, entra ormai a fare parte della categoria degli adulti. Un testo in cui si dice che la scrittrice sia partita dalla sua propria esperienza, da quel senso di spaesamento che per esempio coglie l’inquieto protagonista, freddo e forse frigido quando improvvisamente avverte la paura delle cose che sembrano diverse da quello che fino ad allora ha creduto che fossero e per le quali sembra non avere più le parole per dirle.

Una storia di formazione spigolosa e per certi aspetti spiazzante alla quale Sonia Bergamasco, con un’interpretazione notevole, offre la sua sensibilità, la sua intelligenza, il suo sapersi inerpicare, con invidiabile naturalezza, sui sentieri difficili del recitarcantando, immobile all’apparenza, in realtà guidando con il movimento delle braccia e quello delle mani che danzano nell’aria, una musica che appartiene a lei sola.

Visto al Teatro Franco Parenti di Milano. Repliche fino al 27 novembre 2016.

Il trentesimo anno
Un racconto di scena
liberamente tratto dal Trentesimo anno
di Ingeborg Bachmann
traduzione Magda Olivetti
un’idea e con Sonia Bergamasco
produzione Teatro Franco Parenti / Sonia Bergamasco