Come brucia questa Acqua di colonia


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“Acqua di colonia”, il nuovo spettacolo di Frosini-Timpano sul colonialismo italiano è in scena a Romaeuropa, come pure “Il cielo non è un fondale”, nuovo lavoro di Deflorian-Tagliarini. A Milano, da vedere “Birre e rivelazioni”, di e con Tony Laudadio affiancato da Andrea Renzi, e “Collaborators”, testo di John Hodge, sceneggiatore di “Trainspotting” (regia di Bruno Fornasari). Sempre a Milano, Glauco Mauri e Roberto Sturno divisi ma insieme in “Edipo re” ed “Ediopo a Colono”Renato Palazzi

Dopo una serie di “studi” preparatori, da venerdì 18 a domenica 20 Elvira Frosini e Daniele Timpano (foto) presentano al Teatro Biblioteca Quarticciolo, per il festival Romaeuropa, la versione definitiva del loro Acqua di colonia: il tema che affrontano, con la solita ironia graffiante, è quello del colonialismo italiano e dei falsi miti che esso ha generato attraverso testi letterari, canzoni, fumetti. Sono gli equivoci e i luoghi comuni nati in quegli anni, sostengono i due, che hanno condizionato il nostro immaginario collettivo fino ad oggi, rendendoci difficile anche la comprensione dei grandi fenomeni migratori attuali.

Sempre nell’ambito di Romaeuropa, mercoledì 23 debutta al Teatro India Il cielo non è un fondale, la nuova creazione di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini: partendo dalle opere della scrittrice francese Annie Ernaux, raccogliendo suggestioni messe a fuoco in precedenza in una serie di esperienze site-specific, i due hanno posto al centro di questo lavoro una riflessione sul rapporto fra l’individuo e il paesaggio, tra l’interno e l’esterno, sullo sfondo della nostra condizione urbana. Accanto a loro  alla ribalta ci sono altri due performer, Francesco Alberici e la cantante Monica Demuru, mentre la scena è dell’artista visivo Cristian Chironi.

È definito non a caso un “atto unico in otto birre” il testo, Birre e rivelazioni, scritto, diretto e interpretato dal bravo attore Tony Laudadio al fianco di Andrea Renzi, da martedì 22 al Piccolo Teatro Studio di Milano: scandita da una serie di successive libagioni, la pièce inquadra le difficoltà di intesa e di comunicazione  fra le generazioni attraverso la conversazione fra il proprietario di una birreria e l’insegnante di lettere di suo figlio: proprio il ragazzo – che non appare mai in scena, ma viene continuamente evocato dagli altri due, in un’incessante sequenza di spiazzanti rivelazioni – è l’autentico protagonista della vicenda.

Potrebbe essere interessante Collaborators, il testo di John Hodge – lo sceneggiatore di Trainspotting e di Piccoli omicidi tra amici – che viene proposto da martedì 22 al Teatro Filodrammatici di Milano, con la regia e la traduzione di Bruno Fornasari. La materia è piuttosto insolita: la trama, imperniata sulle inquiete relazioni tra potere e creazione artistica, prende le mosse dalla figura di Michail Bulgakov, il grande scrittore russo inviso al regime staliniano, che nel 1938 viene invitato a scrivere una commedia celebrativa per il sessantesimo compleanno del dittatore. Se accetterà, la sua posizione sarà riconsiderata.

Ad oltre vent’anni di distanza dalla loro precedente messinscena, Glauco Mauri e Roberto Sturno tornano a cimentarsi nella stessa serata, in un accostamento che è anche un confronto generazionale, con le due tragedie sofoclee che inquadrano il mito di Edipo in due diverse fasi della vita:  mentre a Sturno è affidato l’Edipo re sotto la direzione del più giovane Andrea Baracco, l’ottantaseienne Mauri riserva per sé la regia e l’interpretazione dell’Edipo a Colono. Il doppio spettacolo è in programma da mercoledì 23 al Teatro Franco Parenti di Milano.