Dopo Carmen, l’Arena va sul classico con Aida e Turandot di Zeffirelli

Due “sold-out” nel nome del celebrato regista fiorentino ma anche di notevoli cast canoriDavide Annachini

Dopo Carmen, il Festival dell’Arena di Verona è proseguito con la ripresa di due collaudate produzioni firmate da Franco Zeffirelli, Aida e Turandot. Due allestimenti ormai d’altri tempi, soprattutto per lo sfarzo scenografico, che nei giganteschi spazi areniani fa sempre la sua figura e che ci riporta a una tradizione ormai impossibile da ripetere con le odierne situazioni economiche, come la stessa Carmen inaugurale ha dimostrato. Dei due sicuramente Turandot risulta lo spettacolo più riuscito, per il suo sapore giustamente favolistico e per i sapienti effetti scenici (meno per certe stucchevolezze della recitazione), rispetto all’Aida, dominata da un’incombente piramide girevole che ha sempre sacrificato lo spazio d’azione e non ha esattamente rinnovato, per l’invadenza dell’oro e dei colori chiassosi, la magia romantica ed evanescente di altre famose Aide del regista fiorentino. D’altro canto l’Arena, dopo l’esperienza irrisolta dell’Aida della Fura dels Baus e quella felice ma ultrasfruttata dell’Aida del 1913, ha fatto bene a rispolverare questo allestimento sontuoso, che, col passare del tempo e il confronto con gli altri due, ci ha solo guadagnato.

L’interesse di questa edizione, quantomeno per le primissime recite, stava comunque nella presenza di un cast interessante, che vedeva in particolare il tenore più promettente del momento, Yusif Eyvazov, apprezzato Chénier scaligero e partner sulla scena e nella vita della grande Anna Netrebko, che l’Arena è già riuscita ad accaparrarsi insieme al compagno per la prossima stagione nel Trovatore. Voce di tenore forse non bellissima e leggermente gutturale, quella di Eyvazov si abbina però a una dizione impeccabile, a un gusto nel fraseggio di autentica scuola italiana, a una rara sensibilità per le sfumature. Senza voler scomodare il fantasma di Aureliano Pertile, il suo Radames si è imposto per uno stile che affonda le radici nel passato e nella migliore tradizione verdiana, di cui si sentiva realmente la mancanza. L’altra migliore in campo era senz’altro Violeta Urmana, che, recuperata saggiamente la strada del mezzosoprano dopo una lunga e mai risolta esperienza sopranile, ha delineato la migliore Amneris del momento, per il canto sontuoso, l’ampia estensione, l’interpretazione travolgente, come dai tempi della migliore Cossotto non si era più udita con tanta magnificenza di mezzi. In Aida Kristin Lewis ha trovato il ruolo verdiano a lei più congeniale, in grado di non esporre più di tanto certe crepe nel registro medio-grave e di esaltare la suggestione dei pianissimi in acuto, che soprattutto nell’atto del Nilo e nel finale hanno fatto decollare la sua prestazione – un po’ sfocata nei primi due atti – siglando alcuni momenti davvero incantevoli. Ottimo per timbro e penetrazione l’Amonasro di Sebastian Catana, autorevole il Ramfis di Vitalij Kowaljow, valido il Re di Romano Dal Zovo, sotto la direzione di Jordi Bernàcer, dai tempi talvolta fin troppo dilatati ma nel complesso elegante, corretta e rispettosa delle voci nell’amministrazione delle sonorità orchestrali.

Ancora meglio le cose sono andate con Turandot, che sicuramente schierava la migliore compagnia di canto d’inizio stagione. Al suo debutto scenico nella Principessa di gelo, Anna Pirozzi ha riportato uno dei ruoli più temibili per la voce di soprano alle regole del belcanto, inteso come morbidezza d’emissione estranea a qualsiasi forzatura, ampiezza di armonici modulata magnificamente dal piano al fortissimo, saldezza sorprendente del registro acuto, chiarezza impeccabile di dizione. Una Turandot esemplare e soprattutto riportata alla tradizione italiana, che salvo rarissime eccezioni ha storicamente delegato questa parte alle rocciose ugole del Nord. Non si poteva sperare al suo fianco un Calaf ideale quanto quello di Gregory Kunde, tenore trasformista che dopo l’acrobatica specializzazione rossiniana è riuscito a reinventarsi nella sua seconda giovinezza una voce possente eppure dolce, fulminante sugli acuti eppure poeticamente lirica nel fraseggio. Un Calaf eroico e favolistico, che, dopo aver sbalordito nella scena degli enigmi per la franchezza dei suoi do acuti, ha scatenato un uragano di applausi al “Nessun dorma”, che si è trovato costretto a bissare a furor di popolo. Splendida per la suggestione dei pianissimi e delle “messe di voce” in acuto, abbinati a un’ampiezza e incisività di canto, la Liù di Vittoria Yeo (che francamente fatichiamo però a immaginare come Lady Macbeth nell’imminente Macbeth fiorentino diretto da Riccardo Muti), valido l’austero Timur di Giorgio Giuseppini, ben risolte le tre Maschere di Federico Longhi, Francesco Pittari, Marcello Nardis, corretti il Mandarino di Gianluca Breda e l’Altoum di Antonello Ceron.

Molto positive – come in Aida – le prestazioni dell’Orchestra e del Coro areniani, in questo caso sotto la guida di uno specialista quale Daniel Oren, interprete come sempre appassionato e trascinante, quanto di esperienza consumata nell’esecuzione all’aperto, dove la sua capacità nel dosaggio dei colori e delle intensità è riuscita a non sacrificare le finezze della partitura pucciniana pur nella vastità della cavea areniana. Da segnalare per puntualità le Voci bianche A.d’A.Mus. e i movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli, affidati al Ballo che si è fatto soprattutto apprezzare in Aida (coreografie del grande Vladimir Vasiliev) con i solisti Beatrice Carbone, Petra Conti e Gabriele Corrado.

Teatro sold-out in entrambe le recite e pubblico insolitamente garbato durante l’esecuzione e festosissimo a conclusione di serata.

Visto all’Arena di Verona. il 28 giugno (Aida). Repliche sino al 1° settembre; e il 30 giugno (Turandot). Repliche sino al 26 luglio 2018. ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona.

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Aida
OPERA IN QUATTRO ATTI
LIBRETTO DI ANTONIO GHISLANZONI
MUSICA DI GIUSEPPE VERDI

Il Re
Romano Dal Zovo (23, 28/6 – 8, 10, 14, 19, 22/7 – 5, 7/8); Roberto Tagliavini (27/7 – 2, 19/8); Enrico Marchesini (11, 23, 29/8 – 1/9)

Amneris
Violeta Urmana (23, 28/6 – 8, 10, 14, 19, 22/7); Carmen Topciu (27/7 – 2/8); Judit Kutasi (5, 7, 11, 19, 23/8); Anita Rachvelishvili (29/8, 1/09)

Aida
Anna Pirozzi (23/6); Kristin Lewis (28/6 – 8, 10, 14/07); Maria José Siri (19, 22, 27/7 – 7, 11, 19/8); Susanna Branchini (2, 5, 23/8); Hui He (29/8 – 1/9)

Radamès
Yusif Eyvazov (23, 28/6); Marco Berti (8, 10, 14/7); Carlo Ventre (19, 22, 27/7 – 11/8); Gregory Kunde (2, 5, 7/8); Walter Fraccaro (19, 23, 29/8 – 1/9)

Ramfis
Vitalij Kowaljow (23, 28/6); Rafał Siwek (8, 10, 14, 27/7 – 2, 5/8); In Sung Sim (19, 22/7); Marko Mimica (7, 11, 19/8); Gianluca Breda (23, 29/8 – 1/9)

Amonasro
Luca Salsi (23/6); Sebastian Catana (28/6 – 8, 10, 14/7); Ambrogio Maestri (19, 22, 27/7); Amartuvshin Enkhbat (2, 5, 7, 19, 23/8); Federico Longhi (11, 29/8); Gocha Abuladze (1/9)

Un messaggero
Antonello Ceron (23, 28/06 – 8, 10, 14, 19, 22/07); Carlo Bosi (27/7 – 2, 5, 7, 11, 19, 23, 29/8 – 1/9)

Sacerdotessa
Francesca Tiburzi (23, 28/6 – 8, 10, 14, 19, 22, 27/7 – 2, 5, 7, 11/8); Arina Alexeeva (19, 23, 29/8 – 1/9)

Primi Ballerini
Beatrice Carbone; Petra Conti (23, 28/6 – 8, 10, 14, 19, 22, 27/7 – 2, 5, 7, 11/8); Alessia Gelmetti (19, 23, 29/8 – 1/9); Gabriele Corrado (23, 28/6 – 8, 14, 19, 22, 27/7); Mick Zeni (10/7 – 2, 5, 7, 11/8); Davit Galstyan (19, 23, 29/8 – 1/9)

Direttore d’Orchestra
Jordi Bernàcer (23, 28/06 – 8, 10, 14/07); Daniel Oren (19, 22, 27/7 – 2, 5, 7, 11/8); Andrea Battistoni (19, 23, 29/8 – 1/9)

Regia e Scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Coreografia Vladimir Vasiliev
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici Dell’Arena di Verona

Turandot

DRAMMA LIRICO IN TRE ATTI
LIBRETTO DI GIUSEPPE ADAMI E RENATO SIMONI
MUSICA DI GIACOMO PUCCINI

Turandot
Anna Pirozzi (30/6 – 18, 26/7); Rebeka Lokar (5, 13/7)

Imperatore Altoum
Antonello Ceron

Timur
Giorgio Giuseppini

Calaf
Gregory Kunde (30/6); Murat Karahan (5, 13, 18, 26/7)

Liù
Vittoria Yeo (30/6); Ruth Iniesta (5, 13/7); Eleonora Buratto (18, 26/7)

Ping
Federico Longhi

Pong
Francesco Pittari

Pang
Marcello Nardis

Un mandarino
Gianluca Breda

Il Principe di Persia
Ugo Tarquini

Direttore d’Orchestra
Daniel Oren (30/6 – 18, 26/7); Francesco Ivan Ciampa (5, 13/7)

Regia e Scene Franco Zeffirelli
Costumi Emi Wada
Movimenti coreografici Maria Grazia Garofoli
Lighting design Paolo Mazzon
Coro di Voci bianche A.d’A.MUS. diretto da Marco Tonini
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona