Claudio Bisio

Bisio, padre “sdraiato” ma non domo


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“Father and Son”, il one-man show diretto puntualmente da Giorgio Gallione su testi di Michele Serra, è tagliato per le non scarse qualità dell’attore, che cattura più con un’ironia beffarda che con una comicità a fior di pelle e che, soprattutto, non è mai qualunquistaMaria Grazia Gregori


Father and son (padre e figlio), in questi giorni in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano, è per Claudio Bisio un vero e proprio successo personale. Non c’è da stupirsi: spesso obnubilati dalla debordante notorietà televisiva del Nostro, ci dimentichiamo che Bisio è un attore completo, comico e drammatico allo stesso tempo, come hanno dimostrato molti suoi film e altri suoi lavori teatrali. Di più: questo spettacolo – che deriva da due libri di Michele Serra, maestro del genere e penna avvelenata della “Repubblica”, “Gli sdraiati” e “Breviario comico” -, sembra fatto su misura per le qualità di questo attore che cattura il suo pubblico più con un’ironia beffarda che con una comicità a fior di pelle e che, soprattutto, non è mai qualunquista.

E tenere da solo con l’aiuto della puntuale regia di Giorgio Gallione, ormai un vero e proprio specialista degli one-man show, e di due bravissimi musicisti (Laura Masotto al violino e Marco Bianchi alla chitarra), un palcoscenico enorme come quello dello Strehler, credetemi, non è impresa da poco. Sul palco dunque c’è qualcosa che aldilà del riso, del divertimento un poco riguarda, pur con sfumature diverse, tutti gli spettatori visto che il numerosissimo pubblico presente comprende ogni fascia di età. In questo caso, dunque, il successo di Bisio (e di Serra) è totale.

Nella scena (di Guido Fiorato) che riproduce una stanza sghemba dove lo spazio muta a seconda dell’orientamento di tavoli grandi e piccoli, nella quale i musicisti, che eseguono le musiche di Paolo Silvestri seguono anch’essi il diverso orientarsi dell’attore e degli oggetti scenici, c’è un padre che racconta di un figlio, si interroga sul figlio, dal quale sembra allontanarlo tutto – modo di comportarsi, manie, predilezioni culinarie (i wurstel crudi!), un certo menefreghismo, un’ostinata distanza – e nello stesso tempo interroga se stesso: che padre è, se il pigrissimo figlio, che sta sdraiato sul divano e che lascia calzini sporchi dappertutto, davvero non gli somigli, se ha senso oggi imporre una stantia autorità paterna  per avere un riconoscimento non conquistato sul campo. Father and son, appunto, come dice il titolo che si rifà a una nota canzone di Cat Stevens.

Si scopre – anzi è proprio dichiarato – che il padre nutre nei confronti del figlio un desiderio inappagato: fare insieme una scalata, una camminata di ore e ore per arrivare alla cima di un certo colle, da lui considerata una sorta di iniziazione virile, un ideale riconoscimento fra i due che sembrano muoversi lungo situazioni diverse: il padre che ama i libri, il figlio supertecnologico capace di usare oggetti diversi contemporaneamente. Due mondi che sembrerebbero destinati a non intendersi. Succede però che quando padre e figlio finalmente intraprendono l’agognata (dal padre) passeggiata, dopo mugugni e stanchezze e malgrado un equipaggiamento del figlio che secondo il padre è fuori dalla norma, sia proprio quest’ultimo ad arrivare alle vetta per primo…

Ma aldilà del nucleo padre e figlio giocato sui conflitti generazionali, in Father and son c’è anche una polemica politica neppure tanto sotterranea che, per esempio, riguarda il numero degli esodati, (300.000 che poi diventano 3 perché centomila è il cognome), l’Italicum e altre “amenità” della nostra quotidianità. A fare da trait d’union fra momenti diversi c’è lui, Bisio, padre spaesato (ma non è il solo, suvvia) di fronte all’invadente marea di sempre nuovi apparecchi elettronici, spesso rifugio di molti solitudini ,dall’iPad all’iPhone, all’iWatch… un modo scapestrato e ironico di raccontarci una parte della nostra vita, ahimè.

Visto al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Repliche fino al 3 aprile 2015

Father and Son
ispirato a Gli Sdraiati e Breviario comico di Michele Serra
con Claudio Bisio
e con i musicisti Laura Masotto (violino), Marco Bianchi (chitarra)
regia Giorgio Gallione
scene e costumi Guido Fiorato
luci Aldo Mantovani
produzione Teatro dell’Archivolto