Materiali per una tragedia tedesca


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È questo il titolo del testo scritto da Antonio Tarantino sulla Germania degli anni ’70, che Fabrizio Arcuri porta in scena a Udine in forma di serial teatrale. “Re Lear” di Edward Bond a Roma, “Wonder Woman” e “Due donne che ballano” a Milano, “John e Joe” di Agota Kristof a Parma sono gli altri debutti da non mancare in settimanaRenato Palazzi


Materiali per una tragedia tedesca (foto) è un possente affresco, scritto nel ’97 da Antonio Tarantino, sulla Germania degli anni Settanta, la Germania della banda Baader-Meinhof, del sequestro dell’industriale Schleyer, del dirottamento di un aereo della Lufthansa a Mogadiscio. L’autore  ricostruisce gli avvenimenti e il clima politico dell’epoca in un kolossal con 85 personaggi,  ministri, agenti dei servizi segreti, terroristi. Fabrizio Arcuri ne ha ricavato un serial teatrale a puntate che è stato presentato dal CSS di Udine al Teatro Palamostre: le prime tre puntate verranno replicate rispettivamente sabato 5, domenica 6, martedì 8, le altre tre saranno realizzate il prossimo giugno.

Il Re Lear di Edward Bond è una riscrittura del dramma shakespeariano incentrata sul rapporto tra potere e violenza nelle società contemporanee. Il testo, del ’71, si sviluppa in tre atti che corrispondono a tre diverse fasi politiche: nel primo Lear, un fanatico autocrate, costruisce un emblematico muro per tenere fuori i nemici. Nel secondo si afferma l’oligarchia delle figlie, che spodestano Lear e lo imprigionano. Nel terzo si impone un governo rivoluzionario, che riprende immediatamente la costruzione del muro. A metterlo in scena, da martedì 8 al Teatro India di Roma. è Lisa Ferlazzo Natoli, con Danilo Nigrelli protagonista.

«Superman era un giornalista, Batman un miliardario. Le super-eroine non sono mai riuscite a fare carriera», osservano sarcasticamente Antonella Questa, Giuliana Musso e Marta Cuscunà, le protagoniste di Wonder Woman, da martedì 8 all’Elfo Puccini di Milano. Partendo da un’inchiesta di Silvia Sacchi e Luisa Pronzato, intrecciando dati statistici, spunti satirici, racconti biografici le tre attrici-autrici si interrogano sull’indipendenza economica delle donne, sulle loro prospettive nel lavoro, sulla loro felicità in amore, in una società in cui neppure i super-poteri bastano per superare gli stereotipi di genere.

John e Joe è un testo teatrale di Agota Kristof, la scrittrice ungherese finora nota in Italia soprattutto per i suoi romanzi: è una favola metaforica e surreale che, attraverso la vita quotidiana di due stravaganti clochard beckettiani un po’ clown lunari, un po’ fool, un po’ comici tra Stan Laurel e Buster Keaton – affronta l’impegnativo tema del funzionamento dell’economia mondiale. Lo spettacolo, interpretato da Nicola Pannelli e Sergio Romano, con la regia di Valerio Binasco, è in scena da mercoledì 9 al Teatro Due di Parma.

Due donne che ballano è un testo del catalano Josep Maria Bernet  i Joset in cui si rappresentano i rapporti tesi, scontrosi ma, in definitiva, di assoluta dipendenza reciproca fra un’anziana signora e la donna più giovane che le fa da badante. Il tema, francamente, non è nuovo, ma in questo caso è interessante vedere come lo affrontano due attrici di grande spicco, le pluripremiate Maria Paiato e Arianna Scommegna, dirette da una regista brava e sensibile, Veronica Cruciani. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Carcano di Milano, dove è in programma da mercoledì 9.