La signorina Else, regia F. Tiezzi

La signorina Else


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Scegliendo una linea registica condivisibile, Federico Tiezzi tratteggia il celebre racconto di Schnitzler ambientandolo in una sorta di obitorio, in cui la giovane vittima (la brava Lucrezia Guidone) ripercorre ormai da trapassata la sua triste vicendaMaria Grazia Gregori


Il racconto di Arthur Schnitzler La signorina Else, fin da quando lo lessi , giovanissima, è sempre stato uno dei miei libri preferiti. Anzi dirò di più: avevo un vero e proprio culto per questo testo e, di riflesso, per il suo autore. Tanto che quando per la prima volta andai in vacanza a San Martino di Castrozza volli subito andare a vedere l’Hotel Dolomiti dove l’autore aveva ambientato la tragica vicenda, con i suoi maestosi cancelli, ancora, a quel tempo, ornati dallo stemma della corona austriaca (oggi non so se sia ancora così) dove si riunivano i nobili e i ricchi ed anche le teste coronate dell’impero austroungarico. Ed eccola la scala che la signorina Else aveva sceso per apparire nuda nella hall dell’albergo fra lo scandalo dei presenti, per ribellione, per provocazione, come gesto estremo con il quale voleva difendere la propria dignità di ragazza che la madre, per salvare il marito (noto avvocato con il vizio del gioco, in rovina e prossimo ad andare in carcere), aveva con giri di parole, ma piuttosto esplicitamente, consigliato di concedersi a un facoltoso ed anziano signore, fra l’altro amico di famiglia , il signor von Dorsday

Di signorine Else ne ho viste più di una e certo non volevo mancare questa edizione in scena al Teatro Studio di Milano, diretta da Federico Tiezzi, che ne ha fatto uno spettacolo affascinante e triste costruito con amore sul talento dell’attrice Lucrezia Guidone. Certo la riduzione teatrale di un testo come questo pieno di sfumature, di personaggi, di situazioni, di piccoli pettegolezzi, di amorazzi, di sogni giovanili, richiede una precisa scelta su cosa conservare e cosa eliminare e Tiezzi, Lombardi e Sinisi che ne hanno curato la riduzione teatrale, hanno scelto una linea ben precisa e assolutamente condivisibile.

Tutto qui comincia dalla fine: siamo in una specie di obitorio, tanto che siamo invitati a indossare un camice verde; c’è un letto e un corpo semicoperto da un lenzuolo, vegliato da un uomo con la testa da coccodrillo, simbolo dell’ipocrisia, della crudeltà del mondo di fuori ma anche, oserei dire, totem del teatro di Tiezzi. La ragazza è già morta ma per noi rivive nel suo abituccio la sua storia di fanciulla in fiore costretta a misurarsi, dall’egoismo degli adulti, con situazioni più grandi di lei, anzi addirittura costretta a vendersi. Lei racconta tutto da morta, una morta che si alza, vive, una morta che nel testo di Schnitzler ha una lunga, vigile agonia senza poter parlare, in quel luogo dove giace, dopo essersi suicidata con il Veronal intendendo, si direbbe, le voci i commenti degli altri.

Nell’applaudito spettacolo di Tiezzi, la morta dunque vive come in un delirio a posteriori della propria morte, per poi acquietarsi alla fine per sempre, gli eventi che l’hanno sorpresa mentre se ne sta in vacanza con una zia e che segnano la sua fine. Anche il suo colloquio con l ’uomo che le chiede, in cambio dei trentamila fiorini necessari alla salvezza di suo padre, di vederla nuda anche solo per un quarto d’ora, viene rivissuto da lei morta e forse per questo è ancora più atroce. La sua fine, così, diventa la tragica parabola di una ragazza magari capricciosa, a suo modo ingenua, che si risveglia dal suo sogno giovanile come vittima delle crudeltà, dell’ipocrisia, dell’immoralità degli adulti. Quasi che quel mondo, quella vita dorata che lei sogna, si sgretoli da un momento all’altro. Ottima la prova di Lucrezia Guidone, ma all’altezza anche quella di Martino D’Amico, entrambi simboli di un mondo che si sta corrompendo, anzi lo è già senza averne la coscienza.

Visto al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano. Repliche fino al 20 gennaio 2019. Tournée 2019. Foto Luca Manfrini

La signorina Else
di Arthur Schnitzler, traduzione Sandro Lombardi
drammaturgia Sandro Lombardi, Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi
regia Federico Tiezzi
con Lucrezia Guidone e Martino D’Amico
pianoforte e violoncello Dagmar Bathmann
percussioni Omar Cecchi
clarinetti Lorenzo Laurino
voci Gianna Deidda, Francesca Della Monica, Sandro Lombardi, Giusi Merli, Giovanni Scandella
scene Gregorio Zurla
costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini
movimenti coreografici Giorgio Rossi
regista assistente Giovanni Scandella
produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi, Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale con il sostegno di Regione Toscana e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo