La commedia delle vanità

La commedia della vanità


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Claudio Longhi dirige a Modena l’opera del 1934 di Elias Canetti che prefigura un regime che proibisce il ricorso a ogni forma di immagine. Scopri gli altri debutti da seguire in settimanaRenato Palazzi

A emblema di una stagione dedicata a una rilettura critica del Novecento, Emilia Romagna Teatro propone due pièce di uno degli scrittori più lucidi nell’interpretare alcuni aspetti oscuri e inquietanti del secolo scorso, Elias Canetti: la prima di esse, La commedia della vanità (foto di Riccardo Frati), è un’opera del ’34 in cui si ipotizza un regime che proibisce e distrugge tutti gli specchi, i ritratti e ogni sorta di icona che abbia a che fare con l’identità – metafora dei roghi dei libri perpetrati dai nazisti. La mette in scena Claudio Longhi al Teatro Storchi di Modena, da mercoledì 27. La seconda, Nozze, con la regia di Lino Guanciale, è in programma al Teatro delle Passioni di Modena da sabato 7 dicembre. Il 7 e l’8 è possibile assistere a entrambi gli spettacoli in una lunga maratona.

Rappresentato per la prima volta nel 1992, e ripreso più volte negli anni successivi, torna da mercoledì 27 al Piccolo Teatro Grassi di Milano Il nipote di Wittgenstein di Thomas Bernhard, un piccolo capolavoro attorale di Umberto Orsini, diretto da Patrick Guinand, che ha curato anche l’adattamento drammaturgico del romanzo da cui lo spettacolo è tratto. In un impressionante esercizio di identificazione, Orsini dà voce al personaggio dello stesso Bernhard, che rivolgendosi a una silenziosa interocutrice, Elisabetta Piccolomini, racconta la sua amicizia nei confronti di Paul Wittgenstein, nipote reale o presunto del filosofo, morto in manicomio. Ne viene fuori uno straordinario, acutissimo ritratto dello scrittore austriaco, delle sue nevrosi, delle sue ossessioni.

Dopo una bellissima Alcesti di cinque anni fa, Massimiliano Civica torna a misurarsi con una tragedia greca affrontando uno dei testi più archetipici – e più celebrati attraverso i secoli – della nostra cultura, l’Antigone di Sofocle. Nella sua messinscena le due figure contrapposte di Antigone e di Creonte sono accomunate da una stessa superbia, da una stessa assoluta presunzione di essere nel giusto, che condurrà entrambi alla rovina. Di notevole spessore la scelta degli interpreti, Monica Piseddu e Monica Demuru, che erano già nel cast dell’Alcesti, Oscar De Summa, Francesco Rotelli e Marcello Sambati. Il debutto in prima nazionale giovedì 28 al Teatro Fabbricone di Prato.