Farà giorno

Gianrico Tedeschi “partigiano” in “Farà giorno”

Uno spettacolo intenso ma pieno di humour, quello scritto da Rosa A. Menduni  e Roberto De Giorgi. Che trova in Gianrico Tedeschi una straordinaria presenza teatraleMaria Grazia Gregori

Farà giorno, il nuovo testo di Rosa A. Menduni  e di Roberto De Giorgi in scena al Teatro Franco Parenti di Milano è, innanzi tutto, una lezione di teatro, affermazione non banale e neppure trionfalistica visto che coinvolge in  prima persona  un attore come Gianrico Tedeschi, che con i suoi 93 anni è un autentico testimone della nostra storia teatrale. Quello che questo attore riesce a comunicarci con la sua “presenza”, con la sua bravura sempre venata di leggerezza e di ironia, con la sua sottile capacità di analizzare ogni parola che dice, ogni gesto che fa senza mai darlo a vedere, la sensibilità con cui arricchisce il suo personaggio, l’intelligenza dello sguardo sulle cose, la consapevolezza che il palcoscenico non è certamente il luogo della vita vera ma può aiutare a comprenderla, è straordinario e il pubblico, che ogni sera riempie il teatro, lo sente e lo ringrazia con lunghi, affettuosi applausi.

Farà giorno è un testo abile e ben scritto che ci offre uno spaccato di storia italiana attraverso tre generazioni. La prima generazione, quella dei padri, ha la voce di Renato Battiston, un vecchio ex tipografo che è stato partigiano e ne conserva intatto l’orgoglio anche se nella solitudine in cui vive, malgrado la continua lettura delle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci, il cui ritratto giganteggia su una parete della sua casa, si interroga continuamente con amarezza sul fallimento di quelli che sono stati i suoi ideali. La terza generazione è quella di Manuel, ragazzo violento di borgata, parlata romanesca stretta, neonazista non convinto, che considera la vita sopra le righe che conduce, magari partecipando a un pestaggio di romeni, quasi un risarcimento per il disadattamento che vive nella quotidianità. I due avranno un incontro ravvicinato e non desiderato quando Manuel, facendo nervosamente retromarcia con la macchina, butta  a terra l’ex tipografo, rompendogli una gamba. Ma eccoli stringere un patto: Battiston non denuncerà Manuel alla polizia e in cambio il ragazzo  lo curerà fino alla sua guarigione. Quello che nasce fra i due, dando uno sbocco all’aggressività indifesa di Manuel e al suo bisogno di affetto, la sua non confessata voglia di conoscere (leggerà  I tre moschettieri ma anche il fluviale Guerra e pace di Tolstoj) è un bellissimo, commovente  rapporto con il vecchio che gli corregge la pronuncia, che lo sprona a cercarsi una strada nella vita e il ragazzo che si accorge che vale la pena di andare al di là della violenza. Questo rapporto in scena ha una sua verità grazie non solo a Tedeschi ma anche ad Alberto Onofrietti, bravissimo e molto “giusto” anche nella sua fisicità, nella sua gestualità, nel modo di stare in scena e di dare una credibilità vera al suo personaggio e grazie, non ultimo, alla regia sorvegliata, grintosa e perfino affettuosa di Piero Maccarinelli.

La seconda generazione, quella che dovrebbe essere l’anello di congiunzione fra le altre due, è quella di Aurora, la figlia di Battiston (la interpreta con sicura misura Marianella  Laszlo che appare solo nella seconda parte dello spettacolo), che ha fatto parte delle Br e che il padre, pensando di salvarla, ha denunciato alla polizia scavando fra sé e lei un abisso che sembra incolmabile. Da anni la donna vive in Africa come medico volontario senza mai rispondere alle lettere del padre ma ecco, improvvisamente, un telegramma annunciare il suo ritorno a casa. Tutto le sembra fuori squadra a cominciare dal ritratto di Totti alla parete che ha preso il posto di quello di Gramsci, ma tutto poi avrà il suo senso anche per lei che saprà trovare parole d’affetto per il padre che poco dopo morirà. Uno spettacolo intenso e allo stesso tempo ricco di humour, che ci coinvolge.

Visto al Teatro Franco Parenti di Milano. Repliche fino al 22 dicembre 2013

Questo slideshow richiede JavaScript.

Farà giorno
commedia in due atti di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi
con Gianrico Tedeschi,  Marianella Laszlo, Alberto Onofrietti
scene Paola Comencini
regia Piero Maccarinelli
Produzione Artisti Riuniti
SALA UMBERTO - promo FARA' GIORNO

7 commenti su “Gianrico Tedeschi “partigiano” in “Farà giorno”

  1. Uno dei più bei spettacoli teatrali che abbia mai visto. Complimentissimi.

  2. Grazie Luca del tuo commento. Sei il primo “commentatore” di Delteatro.it. Complimentoni anche a te!

  3. l’ho visto in tv sulla rai 5 questa sera…..è stato bellissimo. grazie Umberto

      • Mi spiace, non sono in grado di risponderle. Provi a vedere sul sito della Rai, nella sezione Rai Replay. Può darsi che la trasmissione sia ancora disponibile per la visione su pc o smartphone. Buona giornata

  4. esiste ancora un teatro d’autore in Italia. E come! Avanti su questa strada, è quella giusta. Un bravo agli attori, a cominciare dal giovane Onofrietti, una nuova certezza del nostro teatro che ancora una volta riafferma discretamente ma con pari giusta baldanza la sua funzione civile. C’è speranza ancora per un teatro d’autore dopo Pirandello e l’ ennesima stanca rivisitazione dell’abusatissimo Classico di turno.
    Farà giorno ne è brillante riprova e conferma. Se non c’è coraggio di Registi e produttori il nostro Teatro avrà vita breve e stentatissima. Cosimo

  5. finalmente un TESTO nel vero senso della parola, che nella sua sobrietà dice e dice molto. il teatro avrà vita fin quando registi e produttori avranno la capacità di leggere e dopo il Coraggio di trarre le logiche conclusioni: il nostro teatro vivrà e di lunga felicissima vita. Un grazie agli autori ed a Maccarinelli per il suo coraggio. Cosimo