Paolo Rossi

Il colore è una variabile dell’infinito


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La regista Roberta Torre, con la complicità di un Paolo Rossi mai così controllato nella sua trascinante esuberanza, ripercorre la vita e le imprese del nonno, progettista di aeroplani e della popolare Lambretta. Un divertissement non privo di intelligenza con una sua ironica e affettuosa moraleMaria Grazia Gregori


In sinergia con il luogo – la Triennale di Milano – in cui hanno riaperto la sua “casa” teatrale al Teatro dell’Arte, il  CRT ha costruito un nuovo spettacolo, Il colore è una variabile dell’infinito, nato dall’inarrestabile energia di Roberta Torre, nota regista cinematografica, dal suo desiderio di ricordare il nonno, l’ingegnere Pier Luigi Torre, famoso per la creazione della Lambretta, ma anche aviatore coraggioso, costruttore di motori sempre più veloci e perfetti come i Savoia Marchetti che permisero a lui e ad altri la famosa “crociera aerea” da Roma a New York del 1933. Un temperamento esplosivo sotto l’aria apparentemente compassata, botanico che, con fede incrollabile nelle leggi della natura, nella sua possibilità di trasformarsi in continuazione, riuscì addirittura a “inventare”, con sperimentali innesti nella sua villa a Stresa, la rosa blu più volte promessa alla moglie…

Strano, geniale tipo questo Torre, al quale la nipote ha dedicato un romanzo (edito da Baldini & Castoldi) che sta alla base di questo spettacolo (versione teatrale delle stessa Torre e di Renata Molinari, alla quale si debbono anche i testi delle canzoni messe in musica da Massimiliano Pace) e che diventerà presto un film. L’idea è quella di fare della vita avventurosa di quest’uomo un “varietà teatrale e musicale”, per persone e oggetti (decisivo da questo punto di vista il contributo del Triennale Design Museum) fra l’onirico e lo scanzonato,  costruito sulla velocità e sulla riflessione in sintonia con il mondo di Roberta Torre  i cui film  come, per esempio Tano da morire e Sud Side Stori,  mescolano in modo spiazzante musica e parola, canto e danza, realtà e grottesco.

Punto di forza di questo spettacolo che ha come sottotitolo  “storia di lambrette, rose e matematica” è la presenza di Paolo Rossi, mai così controllato nella sua trascinante esuberanza perfino nella pettinatura leccata secondo l’uso degli anni Trenta che doma i capelli sempre arruffati, l’inquieta debordante fisicità trasformata in un delirio di formule matematiche con tanto di abaco nella bianca, astratta scena di Valentina Tescari, esaltata dalle belle luci di A.J. Weissbard. Con pareti che possono aprirsi e chiudersi per fare entrare e uscire i personaggi oppure trasformarsi in uno schermo cinematografico dove proiettare i filmati della propaganda fascista e quelli sulla ricostruzione, dopo la guerra, di un’Italia che inseguiva il sogno di un miracolo economico, che passava anche per le due ruote della Lambretta e della sua rivale, la Vespa: una “guerra” di fabbriche. Innocenti contro Piaggio.

In scena c’è anche una specie di bianco letto-totem-aereo immaginario dotato di elica che si muove in lungo e in largo per il palcoscenico che è poi il luogo della malattia, del fine vita di Torre–Rossi, protagonista di un lungo, a tratti divertente, romantico, ironico flashback. Un letto volante da cui inseguire le nuvole, le nebbie, i rumori dei motori,  e quelli più tragici delle bombe, fantastici, coloratissimi, grandi pesci che arrivano da chissà dove, i ricordi, i sogni di un uomo eccentrico e bizzarro, visitato di continuo da collaboratori, estimatori, donne fra le quali l’amata moglie. Può succedere che talvolta, uscendo dal personaggio, Rossi ridiventi per un attimo Rossi con riflessioni assurde tipo “se un idiota fa un salto di qualità diventerà più idiota e tornando indietro sarà mediamente pirla?” Intanto il  grembiule bianco da scienziato può anche trasformarsi in  una camicia di forza, nuove invenzioni, nuove energie stanno prendendo il sopravvento con la solitudine e la tristezza.

Eppure si canta e si balla nei momenti chiave della storia di Pier Luigi Torre, uomo vissuto in tempi difficili o esaltanti (oltre a Rossi in scena ci sono Camilla Barbarito, Rocco Castrocielo, Aurora Falcone, Giuditta Iesu) e si ringrazia ballando anche alla fine, insieme alla regista e ai creatori di questo divertissement non privo di intelligenza con una sua ironica e affettuosa morale.

Visto al CRT Triennale Teatro dell’Arte di Milano. Repliche fino all’8 giugno 2014

Il colore è una variabile dell’infinito
Varietà teatrale e musicale di Roberta Torre
con Paolo Rossi, Camilla Barbarito e Rocco Castrocielo
e con Aurora Falcone e Giuditta Jesu
Testo Renata M. Molinari e Roberta Torre
Drammaturgia Renata M. Molinari
Impianto scenico Valentina Tescari e A.J. Weissbard
Luci A.J. Weissbard
Costumi Micol Notarianni
Animazioni e videoediting Valeria Palermo
Colonna sonora e canzoni Massimiliano Pace
Programmazione multimediale Matteo Massocco
Fotografia Luciano Romano
Grafica Andrea Bianchi
produzione CRT Milano | Centro Ricerche Teatrali
in collaborazione con Triennale Design Museum