Morte di un commesso viaggiatore

Morte di un commesso viaggiatore


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Al debutto Elio De Capitani nel celebre dramma di Arthur Miller; Sara Bertelà protagonista in “Una specie di Alaska”; “Il guaritore” con Michele Sinisi al Valle Occupato, “Lingua Imperii” degli Anagoor e ben due testi di Eduardo Erba, “Vera Vuz” e “Italia anni dieci”Renato Palazzi

Dopo avere affrontato con successo Improvvisamente, l’estate scorsa e La discesa di Orfeo di Tennesse Williams, Elio De Capitani passa a un altro classico del teatro americano del Novecento, un repertorio evidentemente ancora fertile di grandi storie da raccontare a un vasto pubblico più o meno popolare: da venerdì 10 l’attore-regista affronta all’Elfo Puccini di Milano  Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, dramma emblematico del declino del “sogno americano” non privo, forse, di riferimenti anche alla decadenza dell’Italia attuale.

Ispirato a un caso clinico raccontato dal neurologo-scrittore Oliver Sacks, Una specie di Alaska è l’inquietante atto unico di Harold Pinter in cui si descrive il trauma del risveglio di una donna che è entrata in coma all’età di sedici anni e ne è uscita dopo quasi un trentennio, senza avere la percezione della vita che è trascorsa: guidata da Valerio Binasco, la straordinaria Sara Bertelà ne dà un’interpretazione di impressionante verità umana, passando da risatine sciocche e accenti incongruamente infantili a improvvise crisi di rabbia. Da venerdì 10 alla Galleria Toledo di Napoli.

È una bella commedia, Il guaritore di Michele Santeramo, sorretta da una scrittura densa e lucida e incentrata su un personaggio che sarebbe piaciuto a Eduardo: un ciarlatano, dispensatore di rimedi contro il mal di vivere, che per mestiere o vocazione corregge storie umane nate storte, modificando l’andamento impresso loro dal destino. Lo spettacolo, che ha per protagonista il bravissimo Michele Sinisi, e la regia di Leo Muscato, è da martedì 14 a Roma, al Teatro Valle occupato.

Da non perdere, martedì 14 alla Sala Fassbinder del Teatro Elfo Puccini, il debutto milanese di Lingua Imperii, lo squassante spettacolo degli Anagoor: la tragedia dell’Olocausto e dei tanti sanguinosi genocidi che hanno funestato il Novecento viene colta  attraverso l’insolito, originale punto di vista degli studi sulla linguistica – incarnato dai dialoghi fra i due ufficiali nazisti al centro del romanzo Le benevole di Jonathan Littell – e della furia venatoria contro innocenti specie animali, che prelude fatalmente a una feroce caccia all’uomo.

Due testi di Edoardo Erba vanno in scena quasi simultaneamente a Milano: all’Out Off, da martedì 14, si rappresenta Vera Vuz, una pièce in dialetto pavese ispirata al caso di un villaggio messicano dove si parlano sessantotto dialetti diversi, uno dei quali usato solo da due persone, che non si rivolgono però la parola da anni: la regia è di Lorenzo Loris, protagonisti sono Gigio Alberti, Mario Sala e Monica Bonomi. Al Teatro Ringhiera, da giovedì 16, è invece in programma Italia anni dieci, una commedia satirica sul nostro presente di crisi e di sbando, diretta da Serena Sinigaglia.

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