Coup fatal

Il Coup fatal di Alain Platel per l’Africa sonora

Il regista e coreografo belga con il compositore Fabrizio Cassol e il controtenore Serge Kakudij riesce nell’impresa di far incontrare tradizione musicale barocca con quella congolese. “Coup fatal” è una festa di orgoglio “black” Enzo Fragassi


Il pubblico dell’Arena del Sole di Bologna è giunto preparato all’evento. Il passaparola che ha preceduto il debutto di Coup fatal, il nuovo progetto multidisciplinare del coreografo e regista belga Alain Platel, ha fatto salire la febbre dell’attesa, puntualmente riscattata da una performance generosa, divertente e divertita, dello straordinario collettivo di artisti congolesi che si sono esibiti sul palco felsineo, risultato troppo piccolo per contenerla, tanto che a più riprese hanno sfondato la cosiddetta “quarta parete” per cantare e danzare con gli spettatori (le spettatrici, a onor del vero, sono apparse le più lusingate).

Coup fatal è una festa, una festa di musica, di colori, di fantastici talenti provenienti dall’Africa profonda che Platel e il compositore Fabrizio Cassol (belga anche lui, a dispetto dell’italico nome) hanno plasmato alla ricerca di un incontro difficile ma non impossibile – come si è potuto vedere – fra tradizione musicale barocca e folkpop africano. Cercare di ingabbiare questa festa di suoni, colori, musica e orgoglio “black” in un genere sarebbe però operazione sterile e insipida, anche perché il vero deus-ex-machina di Coup fatal è il controtenore Serge Kakudij, un omone dalla voce adamantina che aveva già lavorato con Platel in Pitié! (2008). In lui, cantante autodidatta che stupì il pubblico viennese nel 2006 quando si presentò da perfetto sconosciuto alle celebrazioni mozartiane, si incarna tutto il sincretismo artistico del Congo, Paese dalle grandi contraddizioni: feroce e suadente, ricchissimo di materie prime ma miserabile perché depredato sistematicamente, orgoglioso dell’indipendenza riconquistata dopo la spietata dominazione belga ma incapace di affrancarsi fino in fondo dall’influenza di potentati stranieri.

Sotto la direzione live di Rodriguez Vangama, che guida una scatenata orchestra di dodici elementi con al collo la possente Gibson rossa a due manici resa mitica da Jimmy Page dei Led Zeppelin, Coup fatal regala quasi due ore di travolgenti ritmi africani interpolati con arie di Monteverdi, Gluck, Händel, Vivaldi e Bach, interpretati magistralmente da Kakudij. Non si fa a tempo a riaversi dalla sorpresa, che ecco il nostro lanciarsi in una scatenata danza tribale sulle note di una rumba, dove viene esaltata la potente sezione ritmica del gruppo. È insomma un fondersi di opposti, un mix di dolce e di amaro, una maionese che pare sempre sul punto di impazzire e invece cattura e conquista il palato. Peccato solo che la lontananza dal palco non consenta ai più di cogliere il dettaglio decisivo dell’austera scena a due piani allestita da Freddy Tsimba: le cortine di lucido metallo che velano lo spazio scenico senza celarlo sono costituite da fredde file di bossoli di arma da fuoco, a simboleggiare tutto il dramma di un popolo, di un intero continente, dove la grande bellezza convive da sempre con l’orrore indicibile della guerra.

Dopo una prima parte più delicata, giocata sul sottile rincorrersi delle emozioni, Coup fatal muta radicalmente nella seconda, dove l’omaggio all’eleganza chiassosa e colorata dei sapeurs (sorta di dandy congolesi che si sfidano in accesi campionati da Brazzaville a  Kinshasa) spalanca le porte a un musical in salsa africana, dove sentirsi “young, gifted and black” (giovane, dotato e nero), come intonano gli incontenibili musicisti-mimi-danzatori-acrobati-cantanti del gruppo, è quasi un must. Alla fine, tra urla da concerto rock del pubblico ormai definitivamente conquistato dall’esubenza dei tredici artisti, ci gettiamo nell’affollata domenica pomeriggio bolognese col desiderio di sentirci tutti “fratelli”. Ma il giovane che fuori del teatro cerca disperatamente di venderci un libro di scarso interesse, ripiegando sulla richiesta di un’offerta, ci riporta immediatamente coi piedi per terra. Il colpo di fulmine è durato un lampo. Resta il presente fatale di un’Africa che reclama, ogni giorno, più attenzione e rispetto.

Visto all’Arena del Sole di Bologna, nell’ambito di VIE Festival

Coup fatal
concetto e idea Serge Kakudji e Paul Kerstens
un progetto di Serge Kakudji (contro -tenore) e orchestra: Rodriguez Vangama (chitarra elettrica), Costa Pinto (chitarra acustica), Angou Ingutu (basso elettrico), Bouton Kalanda (likembe), Erick Ngoya (likembe), Silva Makengo (likembe), Tister Ikomo (xilofono), Deb’s Bukaka (balafon), Cédrick Buya (percussioni), Jean Marie Matoko (percussioni), 36 Seke (percussioni), Russell Tshiebua (coro), Bule Mpanya (coro)
direzione musicale Fabrizio Cassol e Rodriguez Vangama
direzione artistica Alain Platel
direttore Rodriguez Vangama
assistente alla direzione artistica Romain Guion
scenografia Freddy Tsimba
disegn luci Carlo Bourguignon
design del suono Max Stuurman
costumi Dorine Demuynck
KVS & les ballets C de la B
co-produzione Théâtre national de Chaillot (Parigi), Holland Festival (Amsterdam), Festival d’Avignon, Theater im Pfalzbau (Ludwigshafen), Torinodanza festival, Centro Cultural Vila Flor (Guimarães), Opéra de Lille, Wiener Festwochen