Silvia Calderoni in "MDLSX"

MDLSX. Uno “scandaloso” coming out teatrale


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Silvia Calderoni dei Motus è in tutti i sensi l’inquietante, bravissima protagonista  di un manifesto anche “politico” sulla ricerca della felicità che passa attraverso una difficile ma liberatoria confessione Maria Grazia Gregori


In un Festival fin troppo affollato come Santarcangelo 2015 spicca isolato, con la sua luce inquieta e oscura, con la sua visceralità, la sua difficoltà non tanto di dire quanto di essere, MDLSX dei Motus interpretato da Silvia Calderoni. Un diamante nero che non conosce la purezza ma, per chi scrive, molto più fulgido di tante pietre preziose. Uno spettacolo fortemente emozionale su che cosa possa intendersi come identità quando le definizioni sembrano non comprendere ciò che si è davvero, quando l’immagine sociale dominante o più semplicemente codificata, ci va stretta.

Le puntuali note esplicative ci rivelano le fonti ispiratrici di quello che è un vero e proprio viaggio dentro e fuori di se stessi dai testi sul gender di Judith Butler a A cyborg manifesto di Donna Haraway, al Manifesto contra sexual di Preciado e, in generale, a quella letteratura che si muove sul crinale di una sfuggente identità, scelta più che mai di attualità in tempi come i nostri in cui ci si accapiglia sul gender e il transgender. A ben guardare poi la drammaturgia di Daniela Nicolò e della stessa Silvia Calderoni mi pare “risentire” in qualche modo l’essere e il non essere, la ricerca di ciò che si è, il travestimento,  il mito del viaggio che era di Shakespeare, affrontato dai Motus di recente. Ma MDLSX è, soprattutto,  una confessione, credo liberatoria, dove la realtà si mescola alla finzione in un gioco altamente pericoloso che implica un’impudica offerta di sé, una specie di folle racconto dove il clima familiare, la quotidianità di una bambina con frangetta che si esibisce, non sappiamo quanto spontaneamente, in canzoni da karaoke in voga negli anni a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta si mescola con la ribellione totale e anarchica di chi rifiuta la realtà da cui si sente soffocato, in qualche modo punito, pur essendo totalmente innocente, da ciò che i più superficiali e qualunquisti considerano scherzi della natura. MDLSX è questo rifiuto, è la voglia di andare oltre, ma non per essere un ribelle senza causa, ma un ribelle con una causa grandissima che passa per la realizzazione della  propria felicità, dell’affermazione del proprio essere al mondo.

Silvia Calderoni in questa vera e propria passione scandita da stazioni via via più complesse e deflagranti ci racconta come sa – con il corpo, con la voce, con la gestualità, con il ritmo febbrile delle sue parole e dei suoi gesti, con la musica – l’ansia di fare di due cose una cosa sola, l’impossibilità di farlo, la difficoltà e chissà, forse la paura, di essere una ma di sentirsi due, un fatato ermafrodito, talvolta ragazzo, talvolta ragazza. E intanto ci racconta molto di sé, dello “scandalo” familiare, dei rapporti con il fratello, della fuga americana, delle esperienze al limite, della trasformazione in ragazzo con un taglio di capelli, dell’esibizione per guardoni, dentro un grande contenitore d’acqua, di Silvia che è anche un po’ Cal (abbreviazione del suo cognome ma anche diminutivo di Calliope, protagonista ermafrodita del romanzo di Jeffrey Eugenides) ma che è anche capace di trasformarsi in una fascinosa, argentea sirena sotto i nostri occhi, essere fatato che tanto piacque anche a Giraudoux… fino alla commovente, infantile felicità della danza in un vecchio filmino di lei ragazza/ragazzo con il padre.

Come sempre negli spettacoli dei Motus (Enrico Casagrande e Daniela Nicolò ne firmano la regia) il linguaggio teatrale è misto: parola, presenza dell’attore, movimento, musica, filmati a suggerire una profondità – ma anche, chissà, una via di fuga -, da un palcoscenico che rischia di essere stretto, a ricordarci, forse, che quello che si vede è solo un’immagine, un soffio del nostro scontento. Tutto questo gira perfettamente attorno a Silvia Calderoni che è in tutti i sensi l’inquietante, bravissima protagonista  di un manifesto anche “politico” sulla ricerca della felicità. Da non perdere.

Visto al Festival di Santarcangelo. Prossime repliche 16, 17, 18 luglio 2015

MDLSX
con: Silvia Calderoni
regia: Enrico Casagrande & Daniela Nicolò
dramaturgia: Daniela Nicolò & Silvia Calderoni
suono: Enrico Casagrande in collaborazione con Paolo Baldini e Damiano Bagli
luce e video: Alessio Spirli
produzione: Motus
in collaborazione con: La Villette – Résidence d’artistes 2015 Parigi (F); Santarcangelo 2015 Festival Internazionale del Teatro in Piazza; L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino; Mladi Levi Festival Ljubljana (SLO)