Il “Giornale notturno” di Jan Fabre


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A Milano e a Prato va in scena il primo spettacolo che l’artita belga realizza in lingua italiana. A interpretarlo è Lino Musella. Scopri gli altri debutti teatrali della settimanaRenato Palazzi


The night writer. Giornale notturno è il titolo del primo spettacolo che Jan Fabre realizza in lingua italiana, protagonista uno degli attori più bravi della nostra scena di oggi, Lino Musella (a sin. nel fotomontaggio con Fabre): si tratta di una sorta di riflessione autobiografica in cui l’artista fiammingo, ispirandosi ad alcuni suoi testi teatrali, fra cui La reincarnazione di Dio, L’angelo della morte, L’imperatore della perdita, Drugs kept me alive, e a brani dei diari personali, compone un flusso di pensieri sulla propria esperienza creativa, sul senso della vita, sulla famiglia, sull’amore, sul sesso. The night writer debutta in prima assoluta da venerdì 15 a domenica 17 alla Triennale Teatro dell’Arte di Milano, con repliche da martedì 19 a domenica 24 al Teatro Fabbrichino di Prato.

I promessi sposi alla prova è una riscrittura di Giovanni Testori del romanzo manzoniano, di cui lo scrittore di Novate riprende spunti e personaggi proiettandoli sullo sfondo della sua Brianza devastata dall’asfalto e asfissiata dagli scarichi delle periferie industriali: l’approccio di Testori ha un singolare struttura pirandelliana, al centro della quale un “Maestro” sta provando coi suoi discepoli, su un palcoscenico vuoto, una rappresentazione della vicenda di Renzo e Lucia, da cui parte per delle tormentate considerazioni sul nostro presente. Da martedì 21 il testo viene riproposto al Teatro Franco Parenti di Milano da Andrée Ruth Shammah, che ne firmò il primo allestimento nell’84. Fra gli interpreti di questa nuova edizione, Luca Lazzareschi e Laura Marinoni.

Martedì 19 al Teatro Gobetti di Torino è in programma Il canto della caduta, il nuovo spettacolo di Marta Cuscunà, la giovane attrice-autrice-regista friulana che ha messo a punto un proprio particolare metodo di lavoro basato sul rapporto fra teatro di narrazione e animazione di figure artificiali, fantocci, maschere, burattini. Il canto della caduta, come tutti gli altri spettacoli della Cuscunà, È bello vivere liberi, La semplicità ingannata e Sorry, boys, racconta una storia di “resistenza femminile”, in questo caso attingendo ai miti dolomitici delle valli del Fanes, in cui si narra di un antico regno pacifico ed egualitario delle donne, la cui fine apre la strada alla nuova epoca del dominio e della spada.

In Un nemico del popolo il conflitto etico che sempre caratterizza le grandi opere ibseniane è fra un medico che vorrebbe chiudere al pubblico gli stabilimenti termali della sua città, dopo avere scoperto nelle acque degli elementi gravemente inquinanti, e il sindaco, suo fratello, un politicante cinico e spregiudicato che rifiuta di ascoltarlo per non compromettere i proventi di un’attività che porta benessere a tutti. Questo dramma dalle molte risonanze attuali, che tratta di ambientalismo, di corruzione, di rapporti fra potere e consenso, viene ora affrontato da Massimo Popolizio, nella duplice veste di attore e regista, da mercoledì 20 al Teatro Argentina di Roma. Accanto a lui Maria Paiato nell’insolito ruolo maschile del sindaco.

Juan Mayorga è uno dei più importanti drammaturghi spagnoli di questi anni, un autore dalla personalità particolare, che sviluppa tematiche a sfondo politico e sociale, portandole però sul filo di un’inquietante ambiguità. Il ragazzo dell’ultimo banco, in prima nazionale giovedì 21 al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, è incentrato sul rapporto fra un insegnante di letteratura e un allievo di condizione disagiata ma molto portato alla scrittura, che nei suoi temi racconta la propria frequentazione di un compagno di classe di famiglia facoltosa, descrivendo situazioni al confine tra finzione e realtà. La regia è di Jacopo Gassmann, che proprio con un testo di Mayorga, La pace perpetua, aveva firmato la sua prima messinscena, i protagonisti sono Danilo Nigrelli e Fabrizio Falco.