Primavera in Fabbrica


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Comincia a Firenze l’edizione 2017 di “Fabbrica Europa” con la coreografa Anne Teresa De Keersmaeker tra gli ospiti. A Roma, “personale” dedicata a Lucia Calamaro con tre dei suoi più riusciti spettacoli. A Milano, “Una serie di stravaganti vicende” è l’omaggio di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia al mondo di Edgar Allan Poe; Fabrizio Gifuni si misura con un bellissimo racconto giovanile di Testori, “Il dio di Roserio”; il ricordo di Luca Ronconi è infine affidato a “In cerca d’autore”, squassante “studio” sui “Sei personaggi” pirandellianiRenato Palazzi

In Una serie di stravaganti vicende Ferdinando Bruni e Francesco Frongia rendono omaggio al mondo inquietante e misterioso di Edgar Allan Poe con uno spettacolo che unisce – nello stile già adottato per l’affascinante Alice underground la voce di Bruni, le immagini di Frongia, i disegni animati, a cui si aggiungono per l’occasione le musiche appositamente create da Theo Teardo: il testo intreccia le invenzioni narrative di alcuni celebri racconti con brani poetici, filastrocche, ballate dello scrittore americano, in una trama di sensazioni impalpabili e oscure suggestioni. Il debutto martedì 2 maggio al Teatro Elfo Puccini di Milano.

Ormai grande specialista nell’affrontare impegnativi testi letterari, Fabrizio Gifuni si misura con un bellissimo racconto giovanile di Testori, Il dio di Roserio, ambientato nel mondo delle gare ciclistiche di periferia. Gifuni si accosta con magistrale sapienza tecnica alla vicenda del gregario che un campioncino locale fa deliberatamente cadere per non esserne superato, rovinandolo per il resto della vita, in una straordinaria prova attorale tutta giocata sulle impressioni soggettive del ciclista, la strada che gli corre incontro, il paesaggio intorno che si alza o precipita sotto il livello del suolo. Da mercoledì 3 al Teatro Franco Parenti di Milano.

Non c’è modo migliore per celebrare la memoria di Luca Ronconi che ricordarlo attraverso quella che è stata una delle sfere più amate, e più proficuamente creative, della sua militanza registica, ovvero il particolare impegno pedagogico, a metà fra la didattica e la sperimentazione, che ebbe il suo epicentro nella scuola estiva di Santacristina: In cerca d’autore, squassante “studio” sui Sei personaggi pirandelliani, esasperati nei loro tratti patologici, è una delle espressioni più significative di questa vena ronconiana. Lo spettacolo è riproposto, con gli stessi attori di allora affiancati da neo-diplomati, da mercoledì 3 al Teatro Studio di Milano.

Da mercoledì 3 il Teatro di Roma dedica una “personale” a Lucia Calamaro: il suo “ritratto d’artista” si apre con La vita ferma. Sguardi sul dolore del ricordo, il testo più recente dell’autrice romana, sul labile rapporto tra i vivi e i morti, al Teatro India fino a domenica 14. Segue quello che è stato finora lo spettacolo di maggior successo della Calamaro, L’origine del mondo, vincitore di tre premi Ubu nel 2012, da martedì 16 a giovedì 18, e poi il testo che nel 2004 l’ha imposta all’attenzione nazionale, Tumore, l’acre rappresentazione degli ultimi istanti di una malata terminale che, paradossalmente, non appare mai in scena.

Comincia giovedì 4 alla Stazione Leopolda di Firenze la ventiquattresima edizione di Fabbrica Europa: a inaugurare il programma è una grande della danza, Anne Teresa De Keersmaeker, con A love supreme (foto), sulla musica di John Coltrane. Fra gli altri titoli, Afasians-The last conference degli spagnoli Loscorderos.sc, una bizzarra pseudoconferenza sulla fisica quantistica (6, 7), Gala di Jérôme Bel, che riunisce danzatori professionisti, dilettanti selezionati nel territorio, attori per esplorare la semplicità del ballo domestico (10, 11), Gravure_Le chevalier_Il quadro dei Santasangre, sull’arte della spada (11, 12).